Il Vangelo di Matteo - Aquila e Priscilla

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Aquila e Priscilla
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Il Vangelo di Matteo

Aquila e la fede > Introduzione al N.T.


San Matteo e l'angelo. Tela del Caravaggio (Michelangelo Merisi, 1571-1610).Roma, chiesa di San Luigi dei francesi, Cappella Contarelli.

Il Cristo Pantocratore. Dettaglio del mosaico absidale del Duomo di Cefalù.(1131-1240

Cristo benedicente. Miniatura armena del XIII sec

Nella storia della cristianità è stato senz'altro il vangelo più popolare, più letto e commentato e, anche se ora quello di Marco è considerato il primo in ordine cronologico, l'opera di Matteo rimane una presenza capitale all'interno della Chiesa, che la propone spesso nella liturgia e nella catechesi. Anche se originariamente i vangeli sono apparsi come scritti anonimi (nessun nome era degno di stare accanto a quello dell'unico protagonista, Gesù Cristo), ben presto il nome dell'apostolo Matteo (o Levi, che forse era un altro suo nome) fu attribuito a questo vangelo piuttosto ampio, composto nell'originale greco di 18.728 parole.


Con Marco e Luca è stato considerato uno dei "vangeli sinottici", un termine col quale si vuole suggerire - attraverso lo "sguardo d'insieme" (in greco, "sinossi") - una serie di paralleli e convergenze presenti nei tre testi e dovuti a fonti comuni. Tuttavia ciascun evangelista ha una sua prospettiva, segue un suo progetto, disegna un suo ritratto della figura di Cristo, risponde alle esigenze della comunità cui indirizza il suo racconto. Per Matteo si pensa a destinatari di origine ebraica convertiti al cristianesimo, legati ancora alle loro radici, ma spesso in tensione con gli ambiti da cui provenivano.


Si spiega, così, la ricchezza delle citazioni, delle allusioni e dei rimandi all'Antico Testamento nel vangelo di Matteo. In questa linea si può interpretare il rilievo dato ai primi cinque libri biblici - conosciuti come Pentateuco o Torah - che costituiscono la legge per eccellenza. Gli insegnamenti di Gesù sono raccolti in cinque grandi discorsi: il primo ha come sfondo un monte - ed è perciò chiamato il Discorso della Montagna (capitoli 5-7) - e può essere interpretato in riferimento al Sinai: Cristo non è venuto ad abolire la legge di Mosè ma a portarla a pienezza.


Il regno di Dio è il tema centrale della predicazione e dell'azione di Gesù. Nel secondo discorso, detto "missionario" (capitolo 10), il regno è annunziato, accolto e rifiutato. Nel terzo, il discorso in parabole (capitolo 13), il regno è descritto nella sua crescita lenta ma inarrestabile nella storia. Nel quarto discorso (capitolo 18) è la Chiesa - un argomento caro a Matteo - che diventa il segno del regno durante il cammino della storia, nell'attesa che esso giunga a pienezza nella salvezza finale (quinto discorso, "escatologico ", capitolo 24). Un grandioso abbozzo della storia di Cristo, della Chiesa e del regno: questa è la meta dell'opera matteana.


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