Il Vangelo di Giovanni - Aquila e Priscilla

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Aquila e Priscilla
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Il Vangelo di Giovanni

Aquila e la fede > Introduzione al N.T.


San Giovanni. Miniatura armena del sec. XIII

Il Buon Pastore. Dettaglio dell'affresco paleocristiano che orna il centro della volta del cubicolo "della Velata" nella catacomba di Priscilla a Roma.

Cristo Salvatore benedicente. Particolare da una miniatura armena del XIII sec

Il quarto vangelo ha ricevuto, a partire da Clemente Alessandrino (II-III secolo), la definizione di "vangelo spirituale", una definizione che l'ha accompagnato nei secoli. Testo di alta qualità teologica, "il fiore dei vangeli", come lo chiamava un altro scrittore di Alessandria d'Egitto del III secolo, Origene, questo scritto rivela subito - anche al lettore che lo accosta per la prima volta - almeno due edizioni. Nei capitoli 20 e 21 si hanno, infatti, rispettivamente due conclusioni. Gli studiosi hanno voluto, allora, verificare all'interno del testo le tracce di una complessa vicenda "editoriale" che si è svolta in più tappe.

Essa parte in ambiente palestinese da una tradizione orale legata all'apostolo Giovanni, negli anni successivi alla morte di Cristo e prima del 70, la data della distruzione di Gerusalemme, e si esprime in aramaico. Si ha, poi, una prima edizione del vangelo in greco, destinata a un nuovo pubblico: potrebbe essere quello dell'Asia Minore costiera, che aveva come centro principale la splendida città di Efeso. Alla stesura di questo scritto contribuisce un "evangelista" che raccoglie il messaggio dell'apostolo e lo adatta al nuovo pubblico (si pensi al mirabile inno al Logos, cioè al Verbo divino che è Cristo, destinato a fungere da prologo dell'intero vangelo).

L'opera, che si concludeva nel capitolo 20, si svolgeva lungo due grandi movimenti: il primo (capitoli 1-12), spesso chiamato "Libro dei segni", cioè dei sette miracoli emblematici scelti dall'evangelista per illustrare la figura di Cristo, rivelava il Figlio di Dio davanti al mondo, generando adesione e rifiuto. Il secondo movimento testuale (capitoli 13-20), spesso intitolato "Libro dell'ora", cioè del momento glorioso e supremo della vita di Cristo offerta sulla croce, comprendeva la rivelazione del mistero profondo di Gesù ai discepoli (si pensi ai "discorsi di addio" dell'ultima Cena, come sono chiamati i capitoli 13-17).

Infine, come è attestato dal capitolo 21, si procedette a una nuova edizione sullo scorcio del I secolo e forse, in un brano allusivo (21,22-23), si fece riferimento anche alla morte dell'apostolo Giovanni, mentre la Chiesa proseguiva il suo cammino attraverso l'autorità pastorale affidata a Pietro dal Signore risorto (21,15-19). L'insieme del quarto vangelo costituisce un'opera altissima che ha al centro la figura di Cristo, presentata nella sua umanità e divinità con grande originalità teologica. Con Cristo deve confrontarsi l'umanità: i personaggi giovannei sono spesso figure emblematiche che incarnano l'adesione o il rifiuto, mentre tutta la storia si manifesta come la sede di un grande processo che vedrà Cristo glorioso e vincitore proprio nella condanna della crocifissione.

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