Il Vangelo di Marco - Aquila e Priscilla

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Aquila e Priscilla
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Il Vangelo di Marco

Aquila e la fede > Introduzione al N.T.


San Marco. Affresco della scuola del Marinoni, se. XV. Abbazia di Pontida.

Il Cristo con nimbo gemmato. Dettaglio da un dipinto del XII sec. Della collezione Canellopoulos di Atene

Cristo Salvatore Particolare del volto con nimbo crucisignato. Sec. XVI. Galleria d'arte di Skopje

Benché avvolto nell'alone di Pietro, il vangelo di Marco - considerato dagli studiosi come il primo dei quattro a livello cronologico - non godette nei secoli cristiani di grande popolarità, sovrastato come fu da quello di Matteo, del quale si credeva fosse una specie di riassunto. Solo in epoca più recente questo scritto è stato oggetto di grande interesse, perché fu considerato come l'espressione significativa della prima predicazione della Chiesa, indirizzata a cristiani di origine pagana (molti hanno pensato a Roma, ma non ci sono elementi decisivi per affermarlo).

La domanda a cui l'evangelista vuole rispondere non è solo: "Chi è Gesù?", ma anche: "Perché ha voluto essere un Messia nascosto?". Infatti, a più riprese, nel ritratto che Marco delinea di Gesù, si ha come una penombra: di fronte ai demoni che lo riconoscono Figlio di Dio, di fronte ai miracolati che lo vorrebbero acclamare Messia e Salvatore, Gesù oppone quello che è stato definito "il segreto messianico". In realtà, egli vuole solo progressivamente svelare il mistero della sua persona e in particolare la via della croce come il cammino per raggiungere il pieno svelamento. E' sulla croce, infatti, che Gesù va riconosciuto come Messia e Salvatore.

Potremmo, perciò, leggere idealmente questo vangelo come un itinerario che comprende varie tappe, in cui si mescolano oscurità e luce, distribuite in due grandi momenti. Il primo è nei capitoli 1-8 e ha la sua vera vetta nella scena di Cesarea di Filippo ove Pietro riconosce Gesù come "Cristo", parola greca che traduce quella ebraica di "Messia" (8,27-29). Da quel vertice si deve procedere verso un'altra vetta più alta ed è nel secondo movimento del vangelo, dal capitolo 8 alla fine, che si scopre il vero segreto di Gesù di Nazaret.

Attraverso una "via" spesso evocata (8,27; 9,33-34; 10,17.32.46.52), attraverso tre annunci di Gesù sul suo destino di morte e di gloria (8,31; 9,31; 10,32-34), attraverso la sequela dei passi di Cristo (8,34; 10,21.28.32.52) si giunge sul colle della crocifissione ed è lì che nelle parole del centurione romano è svelato il mistero ultimo di Gesù: quell'uomo morto in croce è il Figlio di Dio (15,39). La risurrezione è il sigillo divino che presenta alla Chiesa e al mondo Gesù di Nazaret, nella sua identità di Signore e Salvatore. Il vangelo di Marco, il più breve dei quattro (1 l. 229 parole greche), è quindi un'opera originale, scritta in stile essenziale, destinata all'annunzio di "Gesù Cristo, Figlio di Dio" (1,1).

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