Presentazione - Aquila e Priscilla

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Aquila e Priscilla
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Presentazione

Lo Spirito e Priscilla > L'amore coniugale e familiare > Direttorio di pastorale familiare

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

DIRETTORIO DI PASTORALE FAMILIARE
per la Chiesa in Italia
Annunciare, celebrare, servire
il "Vangelo della famiglia"


PRESENTAZIONE


Sono particolarmente lieto di poter presentare il Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia. Approvato quasi all'unanimità nella XXXVII Assemblea Generale dell'Episcopato italiano dello scorso mese di maggio, esso vede ora finalmente la luce, dopo un intenso lavoro pluriennale, svolto dalla Commissione Episcopale per la Famiglia, in stretto rapporto con la Segreteria Generale e con il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana.

 E' un testo il cui significato e la cui importanza sono stati ampiamente e autorevolmente sottolineati dal Santo Padre Giovanni Paolo II nel discorso del 13 maggio 1993, che pubblichiamo nelle pagine seguenti, rivolto ai Vescovi riuniti in Assemblea.

 Esso si pone nella scia del cammino che la Chiesa italiana ha percorso dal Concilio Vaticano II ad oggi e che intende continuare a percorrere con rinnovata freschezza negli anni futuri, certa che la pastorale familiare costituisce una delle priorità della nuova evangelizzazione.

 Lo stesso Direttorio
rappresenta un atto di fede e di gratitudine che la nostra Chiesa, ancora una volta, compie di fronte al "dono" che Dio ha fatto all'umanità istituendo il matrimonio come «intima comunità di vita e di amore coniugale» (Gaudium et spes, 48) e volendo la famiglia «quale principio e fondamento della società umana» (Apostolicam actuositatem, 11). E' la stessa fede e la stessa gratitudine che insieme esprimiamo al Signore Gesù, il quale, con la sua opera redentrice, ha elevato il matrimonio a segno e strumento della grazia che salva (cf Ef 5, 22-32) e ha costituito la famiglia come "piccola Chiesa" e pietra essenziale all'edificazione della Chiesa stessa (cf Lumen gentium, 11).

 Il Direttorio
, inoltre, è strumento di profonda comunione pastorale tra tutte le nostre Chiese. Nasce, infatti, dall'identica missione, che tutti ci accomuna, di annunciare, celebrare e servire il "Vangelo del matrimonio e della famiglia"; fa tesoro di quanto nelle nostre diverse Chiese locali è stato oggetto di riflessione e di prassi pastorale negli scorsi decenni; è invito e sprone per un cammino ancora più unitario da vivere insieme per aiutare ogni famiglia a scoprire e a vivere la propria identità e la propria missione nella Chiesa e nel mondo.

 Infine, questo Direttorio
ci appare anche come un contributo concreto per quel servizio alla società che la Chiesa sa di dover rendere, soprattutto in momenti nei quali gli stessi valori strutturali della coppia e della famiglia subiscono offese e minacce. Sappiamo bene, infatti, quale peso abbia la famiglia sotto il profilo sociale, oltre che ecclesiale, e come, di conseguenza, ogni contributo offerto al miglioramento delle famiglie e ad una più precisa assunzione di responsabilità da parte loro abbia un forte riverbero sulla situazione e sulle prospettive della nostra nazione. In questo contesto, auspichiamo che la pubblicazione del Direttorio possa finalmente accompagnarsi  con una adeguata politica  familiare, promossa dalle stesse famiglie e realizzata e garantita dalle istituzioni.

 I Vescovi italiani, approvando e pubblicando questo testo, che "accompagna" e "completa" in prospettiva più specificamente pastorale il Decreto generale sul matrimonio canonico
- emanato il 5 novembre 1990 e riportato in appendice al presente volume -, con realismo, con coraggio e nel rispetto di ogni Chiesa locale, intendono rilanciare e rinnovare la pastorale familiare. Desideriamo così sollecitare ogni nostra Chiesa perché cresca sempre più nella consapevolezza della priorità della famiglia nell'azione pastorale e riprenda slancio e dinamismo nella sua missione a favore della famiglia: non solo seguendo i suggerimenti, le indicazioni e le norme del Direttorio, ma anche elaborando e attuando una propria programmazione pastorale, secondo le esperienze e le esigenze sociali, culturali ed ecclesiali nonché gli itinerari e i ritmi pedagogici propri della situazione locale. Ancora più concretamente, ci auguriamo che il testo del Direttorio possa suscitare in ogni diocesi e in ogni comunità parrocchiale una più viva coscienza della grazia e della responsabilità ricevute dal Signore in ordine a promuovere la pastorale della famiglia (cf Familiaris consortio, 70).

 Come tutti sappiamo, la pastorale familiare è un capitolo particolarmente rilevante nel quadro organico e complessivo disegnato in Evangelizzazione e testimonianza della carità
per il decennio che stiamo vivendo. Poiché «nell'edificazione di una comunità ecclesiale unita nella carità e nella verità di Cristo, è fondamentale la testimonianza e la missione della famiglia cristiana» e poiché la stessa famiglia cristiana «è il primo luogo in cui l'annuncio del vangelo della carità può essere da tutti vissuto e verificato in maniera semplice e spontanea», «la pastorale di preparazione e formazione al matrimonio e la cura spirituale, morale e culturale delle famiglie cristiane rappresentano un compito prioritario della nostra pastorale» (cf n. 30). E' questa una convinzione che il Direttorio condivide e una realtà che intende promuovere; come tale, esso ben si inserisce nel cammino che stiamo percorrendo come Chiesa italiana, lo concretizza e lo sviluppa.

 Come Vescovi italiani, perciò, affidiamo il Direttorio
all'intera comunità cristiana, ai presbiteri e a tutti gli operatori pastorali, religiosi e laici. In particolare, lo affidiamo alle famiglie, specialmente a quante, tra esse, già vivono e condividono responsabilità pastorali. Accoglietelo cordialmente. Per voi uomini e donne sposate che, con noi e con tutti i battezzati, siete parte viva della Chiesa e condividete il peso e la gioia dell'evangelizzazione, esso sia un invito a ravvivare il dono di Dio che vi è stato dato nel giorno del matrimonio, sia un aiuto perché possiate rendere credibile l'esperienza del matrimonio e della famiglia, sia un contributo per crescere nella consapevolezza della vostra dignità, sia un orientamento per vivere la vostra partecipazione alla missione della Chiesa, sia una provocazione per assumere con maggiore coraggio il vostro compito sociale e politico.

 La conoscenza, lo studio e l'applicazione del Direttorio
siano anche un modo per accogliere l'invito del Papa a celebrare lungo il 1994 l'anno della famiglia: questa celebrazione, infatti, dovrà portare tutti e ciascuno a meglio annunciare, celebrare e servire il "Vangelo della famiglia".

Camillo Card. Ruini
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Roma, 12 luglio 1993




LA PAROLA DEL PAPA


Nella mattinata di giovedì 13 maggio 1993, incontrando i Vescovi italiani riuniti per la loro XXXVII Assemblea Generale, il Santo Padre Giovanni Paolo II così illustrava il significato e l'importanza del
Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia.

[...]
 2. - I lavori della vostra Assemblea Generale si sviluppano attorno ad un testo di grande rilievo
, il Direttorio di Pastorale Familiare che state per consegnare a tutte le Comunità ecclesiali in Italia, in ordine ad «annunciare, celebrare, servire il Vangelo del matrimonio e della famiglia», come «progetto educativo e pastorale essenziale per il cammino di fede dei battezzati nella vocazione al matrimonio e per la vita di fede della famiglia in conformità al Vangelo» (Direttorio, n. 2).

 Il Direttorio
rappresenta il compendio organico e la riproposizione di quel magistero dottrinale assai ricco come pure di quella guida pastorale tempestiva e lungimirante che voi, venerati Confratelli, sia con documenti comuni sia con interventi destinati a singole Chiese particolari, avete sviluppato nel periodo postconciliare, in sintonia con l'insegnamento del Successore di Pietro. Con questo testo voi non intendete soltanto "completare" e "accompagnare", secondo una prospettiva più propriamente pastorale, le norme emanate nel 1990 con il Decreto generale sul matrimonio canonico, ma anche dare risposta alla sollecitudine da me espressa nell'Esortazione sinodale Familiaris consortio, quando scrivevo: «E auspicabile che le Conferenze Episcopali... curino che sia emanato un Direttorio per la pastorale della famiglia» (n. 66). Ciò acquista peculiare significato nel contesto sia del decimo anniversario della Carta dei Diritti della Famiglia, emanata dalla Santa Sede nel 1983, sia dell'ormai prossimo Anno Internazionale della Famiglia, che si celebrerà nel 1994.

 3. - Il Direttorio
assume, pertanto, il significato di una nuova testimonianza dell'amore e della cura con cui la Chiesa segue il matrimonio e la famiglia, impegnandosi a difendere questo «luogo primario della "umanizzazione" della persona e della società» (Christifideles laici, 40) contro le numerose e gravi minacce che oggi lo insidiano. E' un servizio assolutamente necessario, anzi un servizio che si fa urgente soprattutto quando «l'egoismo umano, le campagne antinataliste, le politiche totalitarie, ma anche le situazioni di povertà e di miseria fisica, culturale, morale, nonché la mentalità edonistica e consumistica fanno disseccare le sorgenti della vita, mentre le ideologie e i diversi sistemi, insieme a forme di disinteresse e di disamore, attentano alla funzione educativa propria della famiglia» (Christifideles laici, 40).

 Sotto il profilo più propriamente pastorale, il Direttorio
, in quanto emanato dalla C.E.I. e rivolto a tutte le Diocesi d'Italia, rappresenta un'espressione privilegiata della "comunione ecclesiale" nelI'ambito della pastorale familiare. E' necessario, infatti, che essa divenga sempre più omogenea e convergente nel tessuto vivo del popolo di Dio, favorendo un'azione evangelizzatrice e missionaria incisiva e feconda nei riguardi della famiglia.

 4. - La famiglia è luogo privilegiato dell'annuncio evangelico. Non dobbiamo mai stancarci,
carissimi Fratelli nell'Episcopato, di servire la famiglia; di dare così risposta alla fame e sete che essa ha di senso, di verità, di amore profondo, di libertà autentica e di pienezza di vita.

 Il primo e fondamentale servizio della Chiesa agli sposi cristiani è di richiamarli ed accompagnarli a riscoprire, con stupore gioioso e grato, il "sacramento grande" (Ef
5,32), il "dono" che è stato loro fatto dallo Spirito di Gesù morto e risorto. In un contesto sociale e culturale nel quale la scristianizzazione e l'indifferenza religiosa intaccano profondamente la mentalità e i comportamenti delle stesse famiglie cristiane, urge rievangelizzare instancabilmente gli sposi cristiani, far loro riascoltare la "buona novella" del dono divino ricevuto. La coscienza di questo misterioso dono è radice e forza della vita morale degli sposi, del loro quotidiano cammino verso la santità coniugale e familiare, come pure della loro specifica partecipazione alla missione della Chiesa. All'interno della Comunità ecclesiale, la coppia e la famiglia cristiana sono chiamate a percorrere un singolare itinerario di fede. Così tra la grande Chiesa e la "piccola Chiesa" si realizza ogni giorno, in forza della presenza dello Spirito, uno "scambio di doni", che è reciproca comunicazione di beni spirituali.

 Ricevendo dalla Chiesa il triplice dono della Parola, del Sacramento e della Carità, la famiglia è abilitata e impegnata a svolgere il suo tipico ministero a favore degli altri (cf 1 Cor
7,7). Ed è proprio a questo che, in definitiva, tende il Direttorio: far assumere a tutte le famiglie cristiane il posto, il ruolo e la vitalità che loro competono nella Chiesa e nella società.

5. - Venerati Fratelli, voi siete pienamente consapevoli dei profondi cambiamenti, delle tensioni e delle crisi a cui, in questo momento storico, è sottoposta la famiglia. Condivido la vostra trepidazione per i contraccolpi preoccupanti che ne derivano all'intera compagine sociale. Ma a voi mi unisco anche nel riaffermare piena fiducia nella presenza vittoriosa del Risorto. Sorretti dalla sua forza, i coniugi cristiani sapranno testimoniare in modo chiaro e forte fondamentali valori umani ed evangelici quali l'amore fedele di fronte alla disistima dell'indissolubilità, la donazione generosa della vita in un contesto di paura e di rifiuto della vita stessa, il servizio umile e la solidarietà disinteressata in una cultura dell'egoismo e del tornaconto. E ancora: la riconciliazione e la pace in una situazione sociale di conflittualità, la reciprocità gratuita della comunicazione e del dialogo in un contesto fortemente segnato da incomunicabilità, uno stile di vita sobrio ed essenziale all'interno di una società consumistica. Infine, la moralità e la spiritualità all'interno di una mentalità materialistica e in crisi nei suoi riferimenti etici.

 Più che in passato, occorre che la testimonianza evangelica della famiglia sia la più ampia e unitaria possibile,
anche in ordine ad una reale efficacia storica. Di qui la necessità di promuovere e sostenere le diverse forme di associazionismo familiare, non solo per la vitalità pastorale delle comunità ecclesiali, ma anche per una più esplicita partecipazione alla costruzione di una società illuminata dalla speranza del Vangelo.

6. - L'impegno per il bene comune
è quanto mai urgente nella fase storica di rapida e radicale trasformazione che l'Italia sta vivendo. Di fronte alle singolari difficoltà che un tale impegno incontra nell'ambito non solo economico, politico ed istituzionale, ma anche e soprattutto morale e culturale, le famiglie sono motivo di preoccupazione e insieme di grande fiducia. L'Italia possiede un inestimabile patrimonio morale, costituito da tantissime famiglie moralmente sane e ogni giorno impegnate a vivere e a comunicare quegli ideali di onestà, laboriosità, solidarietà che soli possono assicurare il rispetto delle esigenze autentiche della persona e il corretto sviluppo della vita democratica.

 A voi non sfugge, venerati Fratelli nell'Episcopato, che il rinnovamento del Paese passa attraverso un'attenzione concreta alla famiglia.
Se questa deve assumersi con più coraggio il suo compito sociale e politico, la società e lo Stato devono sottrarla alla condizione di marginalità, e spesso di penalizzazione, nella quale è tuttora confinata; devono fare della politica familiare la chiave centrale e risolutiva dell'intera politica dei servizi sociali.
[...]

 7. - Carissimi Fratelli nell'Episcopato: siete voi i primi responsabili della pastorale nelle vostre rispettive Diocesi. A voi pertanto è affidato il compito di promuovere un'attenta e costante azione missionaria ed evangelizzatrice a favore della famiglia
e mediante la famiglia per il bene di tutta la comunità civile. Vi orienti e vi sostenga sempre il "pressante invito" che già Paolo VI rivolgeva ai Vescovi nell'Enciclica Humanae vitae: «Con i sacerdoti vostri cooperatori e i vostri fedeli, lavorate con ardore e senza sosta alla salvaguardia e alla santità del matrimonio, perché sia sempre vissuto in tutta la sua pienezza umana e cristiana. Considerate questa missione come una delle vostre più urgenti responsabilità nel tempo presente» (n. 30). Nella vostra parola e sollecitudine pastorale le famiglie, specialmente quelle in difficoltà, potranno così sentire «l'eco della voce e dell'amore del Redentore» (Humanae vitae, 29).

 Vi accompagni nel quotidiano ministero episcopale la dolce e forte protezione della santa Famiglia di Nazareth, di Gesù, Maria e Giuseppe.

 Di questa protezione sia pegno la mia affettuosa Benedizione.

(in «L'Osservatore Romano», 14 maggio 1993, p. 5)



DIRETTORIO DI PASTORALE FAMILIARE
Conferenza Episcopale Italiana


Prot. N.  505/93

DECRETO


 La Conferenza Episcopale Italiana nella XXXVII Assemblea Generale ordinaria, svoltasi in Roma dal 10 al 14 maggio 1993, ha esaminato e approvato con la prescritta maggioranza il "Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia".

 Il documento riprende il ricco patrimonio magisteriale della Chiesa e, in particolare, gli orientamenti e le normative della Conferenza Episcopale Italiana e li ripropone in forma sintetica e organica allo scopo di favorire un rinnovato impegno per la pastorale familiare.

 Con il presente decreto, nella mia qualità di Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, per mandato della XXXVII Assemblea Generale e a norma dell'art. 28/a dello Statuto, dispongo che venga pubblicato il "Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia" come di seguito riportato. A questi orientamenti «ogni Vescovo si atterrà in vista dell'unità e del bene comune, a meno che ragioni a suo giudizio gravi ne dissuadano l'adozione nella propria diocesi» (Statuto
, art. 18).

Camillo Card. Ruini
Presidente


Roma, 25 luglio 1993
nel venticinquesimo anniversario
dell'enciclica Humanae vitae
di Paolo VI

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