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Il Mondo di Aquila e Priscilla
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Fiumi d'acqua viva...
Una cosa sola è necessaria
16° Domenica del Tempo Ordinario - anno C
(Genesi 18,1-10a; Colossesi 1,24-28; Luca 10,38-42)

Offrire cibo e ristoro allo straniero rientra tra i doveri prescritti a ogni israelita, con cui si ravviva la memoria che ogni figlio di Abramo è necessariamente straniero e ospite in questo mondo:
«In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò» (Lc 10,38).
Le Scritture, del resto, attestano quanta benedizione possa scaturire dal sapersi concepire sempre in un incessante cammino e dal saper offrire ospitalità a chiunque incrocia la nostra strada, come quando «il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno» (Gen 18,1). Al pari di Abramo, sollecito nel porgere acqua, pane e carne all’inatteso ospite, Marta sa bene come accogliere Gesù nella sua casa: in pochi istanti, è già presa da «molti servizi» (10,40), perché l’ospite possa ricevere il meglio e sentirsi rinfrancato dalle fatiche del suo cammino.
Nel compiere quest’opera — indubbiamente — buona, il vangelo segnala un pericolo a cui è necessario fare molta attenzione: il rischio di concentrarsi eccessivamente sulle cose da fare e offrire, anziché prendersi la libertà di godere – semplicemente – della presenza dell’altro. È la grande tentazione a cui il cuore sempre è esposto quando ci troviamo di fronte a un altro: cercare di esibire il profilo migliore e le nostre capacità per indurre l’altro ad avere un’ottima opinione della nostra presenza e della nostra persona. In modo molto sottile, quasi senza accorgercene, l’ospite diventa così un «pretesto» per metterci in mostra e per superare quel faticoso esame a cui la realtà sempre ci sottopone.
Da quest’ansia sembra invece del tutto affrancata Maria, che si concede il lusso di mettersi in ascolto del Maestro, senza attivare alcun cerimoniale di accoglienza:
«Seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola» (Lc 10,39).
Maria non si sente obbligata a far nulla per Gesù, se non godersi la sua presenza e la sua voce. Innervosita da questa situazione, Marta, curiosamente, non se la prende con la sorella ma con lo stesso Gesù: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti» (10,40). Dietro questo sottile rimprovero — che arriva persino a modularsi in un audace imperativo — possiamo scorgere ciò che si cela in fondo al cuore di Marta. Al di là di un certo attivismo si nasconde l’attesa di una ricompensa, la pretesa di essere riconosciuta e, quindi, apprezzata per il servizio svolto.
Eppure, quando il peggio di noi in qualche modo viene — finalmente — alla luce, il vangelo annuncia che non si tratta necessariamente della fine, ma dell’inizio di una inedita occasione di salvezza. La risposta di Gesù è una vera e propria chiamata per Marta ad accorgersi che esiste una via migliore di cui non si è ancora resa conto:
«Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10,41-42).
Si può cominciare a scegliere il meglio della vita quando si è disposti ad accettare che il necessario non sia tanto quello che siamo tenuti a dare, ma piuttosto quello che possiamo restituire. Quando Paolo svela ai primi cristiani «il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi» (Col 1,26), intende annunciare la «gloriosa ricchezza» di un modo di esistere affrancato dal bisogno di compiacere e impressionare l’altro:
«Cristo in voi, speranza della gloria» (Col 1,27).
Non si tratta di assumere strane posture o compiere particolari gesti religiosi, ma di iniziare a usare realmente la libertà dei figli di Dio. Per quante cose, grandi o piccole, siamo costantemente chiamati a fare, ciò che davvero conta non è quello che le nostre mani possono produrre, ma l’accoglienza — e la restituzione — di un amore che ci precede e ci accompagna sempre. Questo amore infinito di Dio, che risplende nel volto e nella parola di Cristo, è la parte migliore che dà pienezza e pace al cuore. L’unica cosa necessaria, che non ci sarà mai tolta perché per sempre ci sarà donata.
Fr Roberto Pasolini   www.nellaparola.it


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