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Composta sullo scorcio del I secolo e divenuta uno dei testi biblici più affascinanti nella storia della tradizione e dell'arte cristiana, l'Apocalisse (in greco, "Rivelazione") è un'opera di grande potenza e suggestione, proveniente dall'ambito delle Chiese giovannee dell'Asia Minore, come attestano le lettere indirizzate alle sette comunità di Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea, presenti nei capitoli 2-
Infatti, anziché essere un infausto oracolo sulla fine del mondo, come spesso si è creduto, l'Apocalisse è un messaggio concreto di speranza rivolto alle Chiese in crisi interna e colpite dalla persecuzione di Babilonia o della prostituta o della bestia, cioè della Roma imperiale, perché ritrovino fermezza nella fede e coraggio nella testimonianza. Il fine ultimo verso cui sta muovendosi la storia non è il trionfo del drago, simbolo del male, ma quello dell'Agnello, cioè Cristo, e alla Babilonia devastatrice subentrerà per sempre la Gerusalemme della pace e della vita.
Il libro è tutto costellato di simboli e di segni, tra i quali dominano i settenari posti al centro della composizione, nei capitoli 6-
All'inizio e alla fine dell'opera si hanno le due scene decisive: da un lato, la corte divina con l'Agnello-