maria9 - Aquila e Priscilla

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Aquila e Priscilla
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Aquila e la fede > Ave Maria

MARIA E LE SCRITTURE
Conclusione

Nella chiesa di San Salvatore in Chora a Istanbul, capolavoro dell'arte musiva cristiana, nel titolo di un mosaico che riproduce Maria è raccolta una delle più eloquenti sintesi di teologia mariana di tutti i tempi: laddove il Cristo è presentato come "è chòra tòn sònton" (il luogo-sito dei viventi), Maria è detta "è chora toù àchorètou" (luogo-sito di Colui che non ha luogo-sito).
Questo nome di Maria, attestato anche nell'innografia bizantina, coglie meglio di ogni altro il significato evangelico della Madre del Signore. Lei è stata innanzitutto spazio, luogo di accoglienza di Colui che abita ogni spazio e che da nulla può essere contenuto. Maria è il sito visibile del Dio invisibile, il sito in cui ha preso carne il Dio che è Spirito, in cui l'immortale si è fatto mortale, in cui l'eterno si è fatto temporale. Dal seno del Padre, il Figlio è venuto tra di noi nel seno di Maria; la parola di Dio, che era in principio presso Dio, si è fatta carne in Maria e in lei è diventata parola udibile, presenza visibile per noi uomini. Se i vangeli hanno tramandato pochissime parole di Maria, non è forse perché la vera parola di Maria è il dono fatto all'umanità attraverso la sua carne: la Parola stessa di Dio? Su Maria, una donna, vera figlia di Eva, una donna tra le tante che formano le generazioni, era sceso lo Spirito santo per dare all'umanità quell'uomo Gesù che solo Dio poteva donare. Ed è stata proprio quella potenza dello Spirito che, rendendola madre del Messia, Figlio di Dio e figlio dell'uomo ne ha santificato tutto l’essere, da lei predisposto come spazio di accoglienza per il Dio veniente. Sicché questo essere unificato e santificato appare come un'invocazione, un 'epiclesi, affinché su tutta la terra, sulla creazione intera scenda lo Spirito del Signore a trasfigurare i corpi di miseria degli uomini in corpi di gloria (Fil 3,21), e a fare di questo cielo e di questa terra un cielo e una terra nuovi (Ap 21, 1).
In questo senso mi piace chiamare Maria «terra del cielo», perché lembo di terra già in cielo, primizia della creazione trasfigurata che vive la piena comunione con il Creatore. In lei non solo ogni essere umano, ma ogni creatura riconosce e fa memoria dell'eterno desiderio del Padre di reintestare nel Figlio ogni realtà per renderla conforme alla sua gloria. Communicantes in unum, comunicando tutti in Cristo, non è possibile non sentire in Maria il segno silenzioso di quella grazia che in lei ha già portato a termine l'opera senza violare la sua libertà né ferire la sua piena umanità. Secondo il titolo di un'icona russa, «Di lei si rallegra ogni creatura»: Maria è dunque terra che ha trovato in cielo il suo spazio più vero, il luogo cui tutti i figli di Adamo, il "terrestre"sono stati chiamati e preordinati.
Ma Maria è anche la terra che ha accolto la Parola, la terra offerta e predisposta all'opera di Dio: «la terra ha dato il suo frutto, ci ha benedetto Dio, il nostro Dio» (Sal 67,7). E’ quindi in Maria come terra (non sono forse color terra i volti della Vergine nelle icone orientali e in molte Madonne brune dell'Occidente?) che tutta l'umanità e la creazione riconoscono il proprio destino e nel contempo vi trovano celato quel desiderio, quella sete, quella nostalgia, quell'invocazione che sono deposti nel cuore di ogni frammento di creazione.
«Terra del cielo» indica un duplice cammino: quello della grazia pellegrina in cerca della creazione e quello della creazione in attesa della pienezza di vita presente come seme nel proprio cuore, Essere «luogo-sito di Colui che non ha luogo-sito» ed essere terra del cielo è forse la vocazione più vera e autentica di Maria, la parola più eloquente che si possa dire su colei che ci consegna, proprio nel silenzio adorante, la sua Parola più preziosa: il Dio fatto uomo, la Parola diventata carne.

Enzo Bianchi

                                                                                          

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