maria1 - Aquila e Priscilla

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Aquila e Priscilla
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Aquila e la fede > Ave Maria

Il seguente testo e quelli successivi, sono opera di Enzo Bianchi, come saggio introduttivo a "MARIA – Testi teologici e spirituali dal I al XX secolo", antologia di testi mariani a cura della Comunità di Bose.

MARIA, LA MADRE DI GESU’

«D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata»: queste parole di Maria, innalzate come lode a Dio per il dono di essere diventata madre del Messia (Lc 1, 48), sono apparse ai lettori del vangelo innanzitutto una profezia e, di conseguenza, un compito, un mandato ricevuto in tutti i tempi e in tutte le Chiese.
Sì, Maria di Nazaret - la donna ebrea dell'oscura borgata della Galilea, diventata madre di Gesù il Messia, colei che nei primi scritti neotestamentari appare come una «donna» senza nome (Gal 4,4), donna del silenzio, dell'ascolto e dell'obbedienza, cui sono attribuite solo cinque brevi frasi e un cantico rivolto a Dio - proprio in questo salmo, il Magnificat, appare destinataria di una lode, un'attenzione, una devozione che poteva solo accrescersi di generazione in generazione.
Questa profezia di Maria su se stessa quale madre del Messia doveva possedere una verità e una forza proprie già nella seconda generazione cristiana, se Luca la consegna ai lettori del suo vangelo e, attraverso di esso, la tramanda alle varie Chiese. Così anche la lode sgorgata dal grido di quella donna anonima nella folla degli ascoltatori d iGesù - «Beato il ventre che ti ha portato!» (Lc 11,27) ha attraversato epoche e tradizioni cristiane diverse e appare una meditazione, sempre più approfondita e articolata, sulla figura di Maria.
Nella storia, questo accrescimento della lode ha potuto suscitare anche contestazioni da parte di cristiani che temevano un attentato o una ferita alla signoria del Figlio, Gesù Cristo Salvatore e Signore, unico mediatore tra Dio e gli uomini: Maria è così diventata anche motivo di divisione tra le Chiese e tra i cristiani, discepoli amati del Figlio che da lui l'avevano ricevuta come madre ai piedi della croce (Gv 19,2 7). Sì, non va taciuto che la contrapposizione tra discepoli di Gesù, cui la figura di Maria ha dato origine nei secoli passati, sopravvive a tratti ancora oggi: colei che era chiamata a essere la «figlia di Sion», figura di unità e di comunione per i figli dispersi, per Israele e per la Chiesa, è diventata elemento di discordia, quando addirittura non è stata misconosciuta, assieme al Figlio, in quanto appartenente al popolo di Israele.
Questa raccolta vuole testimoniare come la figura di Maria abbia attraversato i secoli e come sia stata contemplata nelle diverse tradizioni confessionali, vuole dar conto di come le generazioni che si sono succedute abbiano saputo declinare quel «beata» risuonato per la prima volta duemila anni or sono. Proprio per questo ci pare che l'introduzione più appropriata sia una lettura dei brani del Nuovo Testamento in cui Maria è presente: solo essi possono fornire un criterio di interpretazione degli sviluppi intervenuti nella riflessione su Maria e costituire un luogo di convergenza della fede e della devozione dei cristiani.- la madre del loro unico Signore, infatti, non può continuare a essere il simbolo di ciò che li separa.

Enzo Bianchi

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