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Fiumi d'acqua viva... di p. Roberto Zambolin
VIVERE IN CRISTO, VIVERE NELLA CHIESA
5° Domenica di Pasqua
(At. 9,26-
Il tema del “rimanere in Gesù” è particolarmente caro all’apostolo Giovanni. Nella sua prima lettera afferma: “Chi osserva i miei comandamenti dimora in Dio e Dio dimora in lui”(1Gv.5,2). E nella parabola della vite e i tralci i termini “rimanere” e “dimorare” ne sono il cuore. L’immagine della vigna, nel suo simbolismo religioso, era molto nota ai discepoli. Uno degli ornamenti più vistosi del Tempio, eretto a Gerusalemme da Erode, e che Gesù frequentò, era appunto una vite d’oro con grappoli alti come un uomo. Ma soprattutto nelle Scritture il tema della vigna era tra i più significativi per esprimere il rapporto tra Dio e il suo popolo: “Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato!” invoca il salmista (Sal 80). E Isaia, nel mirabile “canto della vigna” descrive la delusione di Dio nei confronti di Israele, sua vigna, che aveva curato, piantato, vangato, difeso, ma dalla quale non ha avuto altro che frutti amari.(Is.5).Geremia rimprovera il popolo d’Israele: “Io ti avevo piantata come vite feconda e tutta genuina. Come mai sei diventata una vite aspra, selvatica e bastarda?”(Ger2,21).Nelle parole di Gesù c’è un cambiamento piuttosto singolare: la vite non è più Israele, ma Lui stesso: “Io sono la vera vite” Per comprendere appieno queste parole è necessario collocarle nel contesto dell’ultima cena, quando Gesù le pronunciò. Quella sera il discorso ai discepoli fu lungo, complesso e con i toni di gravità propri degli ultimi momenti della vita: dopo aver chiarito chi è la vera guida del popolo di Dio, dice “Io sono il buon pastore”. Subito dopo, iniziando un secondo discorso, afferma: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo”(Gv. 15,1). Gesù si identifica con la vite, specificando che è la “vera” vite; ovviamente per distinguersi dalla “falsa”. Ma non è una vite isolata. Gesù aggiunge: “io sono la vite e voi i tralci”(Gv.15,5). I discepoli sono legati al Maestro e sono parte integrante della vite: non c’è vite senza tralci, e viceversa. Detto altrimenti: non c’è Cristo senza Chiesa, e non c’è Chiesa senza Cristo. Ogni divisione e scollatura è funzionale a particolari interessi o incomprensioni o mal-