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Fiumi d'acqua viva... di p. Roberto Zambolin
Testimoni credibili di Cristo
3° Domenica di Avvento anno B
(Is. 61,1-
In questa domenica siamo “messi interiormente in movimento” dalla figura di Giovanni Battista, che ci scuote con la forza del suo messaggio e l’intensità della sua personalità. Egli non è solamente un uomo religioso, che cerca di compiere bene il proprio dovere rispettando i comandamenti, ma è soprattutto “un uomo di Dio”: lo vediamo dal suo stile di vita semplice, sobrio, poco ricercato, poco attento a se stesso. Lo vediamo, soprattutto, dalla passione con cui proclama la parola di Dio, quella Parola che è luce che rischiara la strada, che illumina la vita di ogni persona.(sal. 119,105) Per questo Giovanni Battista è chiamato il “testimone della Luce”: perché si dichiara convinto della forza salvifica della Parola, della possibilità che ha la Parola di Dio di plasmare un mondo nuovo, più gioioso, più risplendente, finalmente libero, dove si cantano inni di gioia e di liberazione. Perchè la Parola di Dio è Cristo stesso che deve venire nel mondo e venendo nel mondo, Egli da compimento alla Parola. La Parola si trasforma in incontro di vita, in relazione d’amore. Giovanni è infatti testimone della Parola, non solo perché l’ha proclamata, ma anche perché l’ha incontrata, con umiltà e obbedienza. Lontano da ogni esibizionismo, o protagonismo, o infatuazione di sé, il testimone è colui che si definisce in riferimento ad un Altro, e conduce chi lo vede e lo ascolta non a sè, ma a questo Altro. La vera testimonianza si accompagna ad una giusta, realistica e umile conoscenza di sé. “ Che cosa dunque? Sei Elia,…sei tu il profeta? Rispose: non lo sono”(Gv. 1,20) La domanda rivolta a Giovanni: “Chi sei tu?” (v. 19) viene proposta ad ognuno di noi mentre ci confrontiamo con il Vangelo e ci sprona a ridefinirci alla luce di quella Parola, di conoscerci in Cristo. La testimonianza evangelica non chiede di fare molte cose, ma di decidere se stessi davanti a Cristo, in relazione a Lui. Il testimone pertanto è colui che sa far nascere il senso di un’altra presenza, di qualcuno che già è presente nella vita, ma che ancora non è conosciuto. Il testimone, insomma, non è tanto uno che sa dare risposte, quanto invece uno che sa suscitare delle domande. Perché solo a domande vere, si possono dare risposte vere. Il dramma della nostra pastorale sta tutto qui: che si fanno tanti discorsi belli e importanti su Cristo, senza che vi siano domande vere su Cristo, senza che vi sia un vero interesse di Lui e del suo Mistero, senza aver capito se Lui abbia o no a che fare con la nostra quotidianità, senza che risulti importante e decisivo per la nostra esistenza. La Chiesa infatti, anche nell’ultimo documento sulla parrocchia ci ricorda che noi viviamo in un tempo di post-
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