Menu principale:
Seconda lettera di Pietro
Sotto il patronato di "Simone Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo" (1,1) è posta anche un'altra lettera che è, però, per linguaggio, stile e argomento diversa dalla prima e più vicina a quella di Giuda. L'incertezza sulla paternità petrina diretta era già presente nel III secolo. Senza mettere in dubbio la sua canonicità e l'ispirazione divina, possiamo considerare questo scritto come il frutto tardo della tradizione petrina (siamo alla fine del I secolo o all'inizio del II secolo).
Il tono della lettera è quasi quello di un testamento e ha al centro una severa polemica contro i "falsi maestri" o "profeti" che introducono eresie rovinose (2,1). Si pensa che costoro siano i primi gnostici, cioè quei cristiani che presentavano una salvezza legata a una conoscenza sempre più alta e sofisticata, riservata solo agli eletti. Liberi dal peso del corpo, lasciavano che quest'ultimo si abbandonasse al suo istinto, mentre la mente e l'anima si libravano nei cieli della contemplazione. Si configurava, così, anche una forma di libertinismo morale (2,18-
In particolare, i falsi maestri deformavano due temi rilevanti della predicazione cristiana. Il primo è quello della parousia o venuta ultima di Cristo a suggello della storia: essi la negavano, convinti che "tutto rimane come al principio della creazione" (3,4) e non ci sia una piena redenzione di tutto l'essere. Il secondo punto debole dei falsi predicatori è l'uso spregiudicato delle sacre Scritture, in particolare delle lettere di Paolo, ormai diffuse nelle comunità cristiane (3,15-
Il nostro autore insiste sulla corretta interpretazione della Bibbia, che non può essere soggettiva (1,20-