Menu principale:
Fiumi d'acqua viva... di p. Roberto Zambolin
Quaresima: Torniamo ad essere seri!
1° Domenica di Quaresima anno A
(Gen. 2,7-
La liturgia della Parola della prima domenica di quaresima, in modo particolare il brano evangelico, ci pone davanti agli occhi la condizione irrinunciabile per qualsiasi tipo di cammino quaresimale, per un percorso di sincera, autentica conversione: aprirsi a Dio con il cuore. Non si tratta di cambiare qualcosa, quasi rifare la carrozzeria di una macchina, si tratta invece…di cambiarne il motore. E il motore in base al quale ogni persona vive, crede e spera è il cuore. Già il profeta Gioele, nella prima lettura del Mercoledì delle Ceneri, aveva spazzato il campo da ogni equivoco al riguardo: "Laceratevi il cuore e non le vesti".(Gio 2,13) E' nel cuore che dobbiamo fare la scelta radicale tra il Bene e il Male, tra Dio e Satana. E' nel cuore che si annida la tendenza a lodare il bene, a proclamare con le parole che dovremmo essere migliori, ma poi, al contrario, spesso, assecondiamo il male. E' dal cuore che dobbiamo estirpare quella radicata ipocrisia che ci spinge a sentirci cristiani, a parlare della necessità di operare il bene, per poi risultare pagani nella vita reale di tutti i giorni. E' nel cuore che dobbiamo confrontarci, come Gesù, con le tentazioni. Così descriveva il papa Paolo VI questa scissione tra ciò che pensiamo dentro e ciò che poi di fatto facciamo: “L’uomo si adatta ad ogni cosa: è capace di farsi avvocato delle cose cattive pur di sostenere la libertà del proprio piacimento, e che tutto può e deve manifestarsi, senza alcuna preclusione nei confronti del male; una libertà indiscriminata per ciò che è illecito. Si finisce cosi per autorizzare tutte le espressioni della vita inferiore; l’istinto prende il sopravvento sulla ragione; l’interesse sul dovere, il vantaggio personale sul benessere comune. L’egoismo diviene perciò sovrano nella vita dell’individuo e di quella sociale. Perché? Perché si è dimenticato ciò che è bene e ciò che è male. Non si ha più un riferimento chiaro per tale distinzione. Chi non tiene più conto del Vangelo e non lo sente più riflesso nella propria coscienza, vive in una grande confusione e diventa nemico di se stesso. È innegabile, infatti, che tanti malanni nostri sono procurati dalle nostre stesse mani, dalla sciocca cattiveria, ostinata nel ricercare non quello che giova, ma quello che è nocivo all’esistenza. Bisogna dunque rinnovare e rinvigorire la nostra capacità di discernere il bene dal male”. Secondo l'evangelista Matteo tre sono le principali suggestioni a cui noi siamo particolarmente sensibili. La prima è il non fidarci della Provvidenza di Dio: "Dì che questi sassi diventino pane".(Mt.4,3) E' l'orgia del bisogno disordinato di avere sempre di più, di contare sempre di più, di voler arrivare a tutto, di credersi immortali, invincibili, senza peccato. E' Mammona che ci avvinghia nelle sue spire e ci rende completamente ripiegati su noi stessi, schiavi di un'infinita, e mai sazia, bramosia. E’ l’uomo che pensa di bastare a se stesso e vuole nutrire solo se stesso. Finisce in una gabbia di schiavitù e, alla lunga, incapace di essere libero. La seconda è la sete del miracolismo: "Gettati giù…i suoi angeli ti sorreggeranno".(Mt.4,6) E' il dramma di una fede ridotta a magia, alla ricerca spasmodica del sensazionale. E' lo squallore della fiera dell'horror a cui si sono ridotte certe manifestazioni pseudo religiose. E’ pensare ad una fede solo quando abbiamo bisogno di una “uscita di sicurezza” dalla confusione e dalle necessità della vita, anziché maturare in una fede che sia “lievito nella pasta”,(Lc.13,20-