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Lettera a Tito
Tito, collaboratore di Paolo, era di origine pagana e forse era stato convertito dallo stesso apostolo, se almeno si intende in questo senso l'appellativo di "vero figlio nella fede comune", che gli viene rivolto proprio in apertura alla lettera (1,4). Anche se gli Atti degli Apostoli non lo menzionano mai, la presenza di Tito accanto a Paolo è costante ed è sorgente di serenità, di conforto e di amicizia nelle fatiche e nelle difficoltà dell'evangelizzazione, come si intuisce soprattutto da alcuni passi della seconda lettera ai Corinzi (in particolare nei capitoli 7-
Lo scritto indirizzato a Tito è piuttosto denso a livello teologico e cerca di riproporre la fede cristiana nelle sue radici fondamentali: esemplare in questo senso è il brano presente in 2,11-
Si ritrovano, poi, in queste pagine altri elementi caratteristica delle lettere pastorali paoline. Si delinea, così, il ritratto dei presbiteri e dei "vescovi' (1,5-
Come nelle precedenti lettere a Timoteo, anche in questa destinata a Tito si ha una rappresentazione dal vivo dei problemi pastorali delle prime comunità cristiane, con un'attenzione particolare all'impegno coerente nella fede e nella carità. Un impegno che viene giustificato ricorrendo all'insegnamento tradizionale cristiano, richiamato nelle sue componenti fondamentali come guida contro le tentazioni delle deviazioni dottrinali, che minacciavano la fede della comunità.