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Fiumi d'acqua viva... di p. Roberto Zambolin
LA CHIESA DI ROMA E NOI
DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
(Ez.47,1-
Quando da bambini domandavamo il senso della messa domenicale, la risposta era più o meno quella che ancora oggi diamo ai nostri figli: per incontrare Gesù! Per i bambini l’andare a Messa si confonde con l’andate in Chiesa. Nel tempio di mattoni è identificato spesso il luogo della presenza principale di Dio, non solo perché vi è la presenza di Cristo eucaristia, e molti di noi si fermano in chiesa, nel silenzio, in devota preghiera; ma anche perché è il luogo dove si raduna una comunità credente che prega, che canta, che loda, che celebra le varie azioni liturgiche per fare memoria vivente di Cristo morto e risorto. Una comunità che “intende” esprimere la crescita nell’amore attorno a Colui che l’Amore ce lo ha insegnato e vissuto fino alla fine: Gesù Cristo. Un tempio di pietre che rimanda alle pietre vive che sono i figli di Dio.(1Pt.2,5) Certo è importante avere un tempio per radunarsi. Anche Davide desiderava costruire un tempio al Signore dove radunarsi con il suo popolo (2 Sam.7,1-
Il nome completo, infatti della Basilica lateranense è il seguente: “Arcibasilica del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano madre e capo di tutte le chiese della città e del mondo”. E’ dunque la chiesa che più di ogni altra esprime la nostra comunione con il sommo pontefice, il nostro rapporto con Lui, maestro e guida, e in lui si esprime la comunione con tutte le chiese che sono nel mondo. Celebrare la dedicazione della Basilica lateranense è ricordarci che noi apparteniamo ad una chiesa, ad una comunità di credenti che è universale (cattolica), come deve essere universale l’amore, come deve essere universale il nostro cuore, come deve essere universale la nostra mentalità credente. La parrocchia ha valore in quanto in se stessa vi è racchiuso tutto il bene della chiesa universale; attraverso la celebrazione della Eucaristia, attraverso la preghiera, l’incontro con la Parola di Dio, la lettura dei documenti della Chiesa, noi abbracciamo tutte le nostre sorelle e fratelli sparsi nel mondo. E’ un invito, la festa di oggi, a prendere coscienza che apparteniamo ad una famiglia i cui confini sono più ampi del territorio parrocchiale. Ci sono sempre tante persone che hanno bisogno del nostro amore, che attendono il nostro amore. Direi che la parrocchia se vuole davvero respirare una dimensione ecclesiale deve lanciare i suoi figli nel mondo, più che trattenerli, deve sempre più immetterli nel circuito della “Chiesa”, sia diocesana che nazionale; deve far maturare nei battezzati quella coscienza missionaria per la quale i carismi che una persona credente scopre, matura, accresce in una comunità parrocchiale deve poi metterli a servizio di una porzione di chiesa più ampia. Se questo non accadesse sarebbe come in una famiglia i figli rimanessero sempre attaccati alle gonne di papà e mamma, anziché lanciarsi e giocarsi la vita in un orizzonte più ampio e sempre più da “protagonisti”. La parrocchia deve preparare dei cristiani adulti che vivano, ognuno nella propria vocazione l’invito di Gesù: “Andate nel mondo intero e predicate il vangelo a tutte le genti”.(Mc.16,15) E, grazie a Dio, la nostra parrocchia è fra queste, da sempre.