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Fiumi d'acqua viva... di p. Roberto Zambolin
ESSERE EDUCATORI DOC !
(Mal. 1,14b-
DOMENICA XXXI DEL TEMPO ORDINARIO
Le letture di questa domenica invitano tutti coloro che hanno un ruolo educativo ad un momento di riflessione e di verifica. Lo sappiamo : educare non è facile, ma la maggiore difficoltà, probabilmente, non sta tanto nel non sapere che cosa comunicare o come convincere o come far emergere le risorse delle persone; sta, soprattutto, nella coerenza e nella testimonianza di vita. Si educa principalmente con la vita, essendo noi stessi vangeli viventi! Il profeta Malachia e Gesù si rivolgono agli educatori della fede del loro tempo: i sacerdoti, gli scribi e i farisei, riempiendoli di rimproveri molto forti: insegnano e non mettono in pratica le loro parole, “ legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito”(Mt. 23,4) e con questo modo di fare, sono di inciampo per molti. La voce del profeta è ferma e senza cautela diplomatica: egli si indirizza con decisione a chi, nella comunità, occupa posti di responsabilità e ad essi contesta un culto ridotto a ritualismo esteriore e la trasformazione della vita sociale a soli interessi privati. Prima di tutto, però, i testi biblici ci ricordano il fondamento di un vero educatore cristiano: la paternità di Dio. Dio è Padre amoroso per i suoi figli; per questo devono vivere fra loro la carità e vanno educati a relazioni ricche d’amore. Dire il “Padre nostro” con il cuore arrabbiato, duro come pietra, o coltivando pensieri non pacifici verso le sorelle o i fratelli, è pregare in modo ipocrita. E’ dire e non fare. E’ diseducare, è apparire piuttosto che essere, è condannarci ad avere, forse, autorità sugli altri per il ruolo che rivestiamo, ma certamente non l’autorevolezza necessaria per parlare di Dio e della fede o per fare formazione seppure umana. Cari amici, S.Paolo direbbe che dobbiamo vigilare su noi stessi perché “ non succeda che dopo aver predicato agli altri, venga io stesso squalificato”(1 Cor. 9,27 ) Il discorso di Gesù, pertanto, non è riferito solo ai sacerdoti, o ai farisei, ma anche agli insegnanti, ai genitori, ai catechisti, ai nonni, ai fratelli maggiori: insomma a quanti, in un modo o nell’altro, sono di esempio per le generazioni più giovani o sono chiamati a compiere un servizio qualificato in campo educativo. In particolare sono chiamati in causa gli educatori di fede. Cari genitori, sappiamo bene che i figli ci guardano e che controllano con molta attenzione il nostro agire. I ragazzi, con ogni probabilità, non ci dicono nulla; a volte sono ribelli, ma ci osservano, ci squadrano e ci giudicano. Speriamo non ci squalifichino, ma sappiano trovare in noi, sempre, un punto di riferimento, anche in futuro, per i loro dubbi, le loro difficoltà, le loro fragilità. Ciò impone a noi coerenza di vita, un non barattare i valori umani e cristiani con gli interessi del nostro Io, educare accogliendo, comprendendo, amando, ma senza abbassare le esigenze proprie del Vangelo e della maturità umana. Essere educatori, significa anche vivere in modo coerente la nostra vita, anche quando non educhiamo “ufficialmente”. Pertanto, mettiamo un’attenzione particolare al nostro modo di comportarci: quando portiamo i nostri figli in giro in macchina e commentiamo il traffico e gli altri guidatori, non facciamo i furbi o i più bravi al volante; quando incontriamo chi è diverso da noi, non mostriamo tanta diffidenza; quando diciamo “ non ho tempo” ai figli o alle persone in necessità, non facciamoli sentire come degli scocciatori; quando facciamo la spesa al supermercato, non scegliamo senza pensare. Che il nostro modo di vivere sia sempre improntato a vera libertà interiore, senza mai cedere alle tirannia del denaro, alla legge dei consumi o all’individualismo più narcisista. Che il nostro stile di vita sia semplice, sobrio, accogliente; stiamo attenti anche ai poveri educando, per questo, al risparmio, al sacrificio, al dono di sé; che il nostro linguaggio non sia mai sboccato o volgare, ma sempre rispettoso, educato, pieno di tenerezza e di buone maniere. E potremmo continuare. Nel nostro modo di essere in famiglia, come genitori, in classe come insegnanti, in Parrocchia come servi della comunità: mai porci, nemmeno negli atteggiamenti, in vesti di maestri-