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Fiumi d'acqua viva... di p. Roberto Zambolin
Che cosa dobbiamo fare?
3° Domenica di Avvento anno C
(Sof.3,14-
Il Natale si sta velocemente avvicinando; e il mondo lo prepara, ‘alla sua maniera’, illuminando le vie di ‘stelle’, di lampadine colorate, di luci sistemate sui balconi delle case, sopra le bancarelle, soprattutto ai bordi delle vetrine dei negozi, con l’intenzione chiara di attirare la gente, dando l’idea che la felicità sia nelle ‘cose’, nel poterle possedere; o in una casa dove non manca nulla, o nei regali che ci vengono fatti, alcune volte più per convenienza che per vera amicizia. Circa la corsa ai regali, gli italiani non hanno molti soldi da spendere in questi tempi di crisi: speriamo che questo aiuti a scoprire l’essenziale del Natale: “Cristo luce del mondo”. Per quello che riguarda i regali, penso che il più bello sia quello di una relazione sincera, autentica, concretamente affettuosa, da donare ogni giorno della nostra esistenza, e non solo a Natale, alle persone non amate o poco amate. Sarebbe bello che ognuna/o di noi, o in ogni famiglia, ci fosse un non amato/a da amare. Tutto il resto o è esteriorità, o tradizione logora e vecchia destinata a consumarsi con il tempo, o vanità messa sù per il tempo delle feste e che poco aiuta a capire il grande Dono che Dio ci sta facendo: il Suo Figlio Unigenito, Gesù, venuto in mezzo a noi nella semplicità, nella povertà, nella essenzialità di una casa povera di cose, ma con persone capaci di amare: Maria, Giuseppe, i pastori, la gente semplice, che hanno suscitato fascino e ammirazione senza tanta pubblicità… È Gesù il vero e solo Dono di cui l’uomo, ogni uomo, ha bisogno...anche se non lo sa o non vuole ammetterlo. Il resto è cornice di festa che può fermarsi lì, senza farci salire di un palmo verso le stelle che fanno corona al Dio tra noi e con noi. Diciamoci la verità: siamo davvero stanchi di feste che non sono feste; stanchi di correre dietro a mode che sono illusioni di poco tempo; stanchi forse del vuoto che c’è in noi o della pesantezza delle nostre colpe; stanchi di non sapere se qualcuno davvero esiste, in cui porre fiducia. Ma non sappiamo come scrollarci di dosso questa stanchezza, che può diventare pericoloso cancro dell’anima, quando questa ha bisogno di quella pienezza di salute che solo Dio può dare. Per questo, oggi, siamo sollecitati ad attendere nella gioia delle opere buone, frutto della nostra conversione, il grande Dono del Padre: Cristo Gesù; coltivando, nella preghiera, le virtù della pazienza e della speranza: “Fratelli, rallegratevi nel Signore, ve lo ripeto ancora, rallegratevi. Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti: e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo” (Fil 4, 4-