CONTRACCEZIONE, ABORTO CHIMICO, ABORTO CHIRURGICO: ASPETTI ANTROPOLOGICI ED ETICI

di Fabiola Lombino

 1.     INTRODUZIONE 

Affrontare  delle tematiche così corpose e fondamentali ci pone e ci impone una riflessione squisitamente bioetica che ci vede impegnati in prima persona sul piano etico generale: contraccezione, aborto chimico, aborto chirurgico sono moralmente retti? Ma soprattutto sul piano prima antropologico e poi etico-personale: Io in quanto uomo, come mi confronto con tali questioni? Seguo la corrente pro o contro quasi istintivamente o piuttosto non cerco di analizzare a fondo le problematiche per tentare delle risposte certamente non immediate, o esaustive, o dettate da sentimentalismo, ma pensate e riflettute partendo dalla primissima considerazione di avere di fronte e di essere di fronte all’uomo, con la sua storia, i suoi problemi, le sue sofferenze, le sue scelte non sempre “non costrette” o effettuate nella piena libertà e consapevolezza di sé.

Considerate in sé le tre questioni in fondo potrebbero essere oggetto di lunghi dibattiti e di lunghe dissertazioni, ma in questa sede il nostro compito è metterle insieme per trovare uno “status questionis” che le accomuni e ci conduca ad un’analisi che colga il vero nocciolo delle questioni, per quanto è nelle nostre possibilità, evitando rischi, quali il discutere senza approdare ad alcuna soluzione o, ancora peggio, il cadere in un’etica soggettivistica (ognuno è libero di fare ciò che vuole, purchè giovi a se stesso).

Le nostre riflessioni saranno incentrate sull’etica della responsabilità , che si interroga sulle conseguenze delle proprie azioni e delle proprie scelte (non al centro l’”IO” ma il “NOI”).

            Nel nostro discorso, il confine non è tra chi crede e chi non crede in Dio, o ancora tra cattolici e laici, ma tra persone che vogliono usare la ragione avendo come punto di riferimento la propria coscienza e la propria umanità.

             “L’umanità”, l’uomo essere pensante sarà il nostro punto di partenza e il nostro punto di arrivo. Partiamo dall’uomo per arrivare all’uomo.

            L’antropologia storicamente ha dato dell’uomo visioni diverse e le più disparate tra loro che, pur partendo da premesse diverse convergono, a nostro avviso, ad un unico punto su cui ci si può trovare più o meno d’accordo. Chi si trova ad affrontare problemi quali contraccezione, aborto chirurgico, aborto chimico, non deve considerare il suo essere ateo o credente (di qualunque fede), ma il suo essere uomo “tout court” e di conseguenza le risposte non devono essere date in base di una fede o una non fede (che escluderebbe “l’altro”) , ma guardando all’uomo e al suo mettersi innanzi a se stesso e alla profondità e all’infinità del suo essere.

 2.     DALL’ESSERE ALL’ INVIOLABILITA’ DELLA VITA   

Il famoso “cogito ergo sum” di Cartesio, per noi si colloca in una dimensione ancora più antecedente al pensiero. Io non mi riscopro un essere nel momento in cui penso (Cartesio), ma “sum ergo sum”, cioè mi riscopro un essere nel momento in cui sono e quindi esisto. Il mio essere si coniuga con il mio esistere e con lo spessore inesauribile della mia presenza. Scopriamo, quindi, un forte legame tra l’essere e l’esistere che precede l’essere persona, che necessita della relazione per qualificarsi come tale. Per noi il problema si pone in questi termini: l’embrione è o non è, è vita o non è vita, prima ancora di affermare se è persona o non è persona.

            Il documento presentato e firmato da sedici luminari di cinque facoltà mediche delle università di Roma il 02/02/2002 e pubblicato in Avvenire del 03/02/2002, così recita: “il neo concepito si presenta  come una realtà biologica definita: è un individuo totalmente umano in sviluppo, che autonomamente, momento per momento senza alcuna discontinuità, attualizza la propria forma realizzando, per intrinseca attività, un disegno presente nel suo stesso genoma…..Pertanto l’embrione si dimostra fin da subito protagonista del suo esistere biologico. Si è dinanzi ad un vero e proprio protagonismo biologico che si manifesta nella precisa dinamica dell’impianto, nell’orientamento dei processi di attivazione genomica dei vari tessuti e organi, nel colloquio biochimico, immunologico e ormonale che caratterizza la placentazione…..Le conquiste scientifiche devono svilupparsi nel rispetto dell’individualità dell’embrione. Ognuna di queste risorse scientifiche ribadisce la vita che inizia nell’embrione, l’unicità di questo nuovo essere vivente che inizia la sua interazione con l’ambiente, prima nel grembo materno, poi nel mondo esterno, in un divenire unico e specifico."

            Di contro, in un documento del 04/03/2002 dodici studiosi sostengono di non sapere “quando inizi la persona, ma di essere convinti che questa non inizi al momento del concepimento” , adducendo, anche qui, varie argomentazioni medico-scientifiche (testo pubblicato sul Corriere della Sera il 04/03/2002).

            Queste tesi contrapposte spostano il giudizio dalla “vita” alla “persona” cadendo di fatto in due vie che mai si incontreranno a causa delle diverse premesse sul valore della vita in sé e sulla sua inviolabilità e sacralità.

            A nostro avviso il problema non è stabilire se l’embrione è o non è persona fin dal primo istante del concepimento, ma se esso è o non è, se è vita o non è vita.

            Sintetizzando alcune posizioni in contrapposizione, ci troviamo di fronte a tesi del tipo: “l’embrione è un microscopico essere vivente e va rispettato fin dall’inizio del concepimento”…”l’embrione è solo un insieme di cellule nelle quali non c’è ancora un progetto definito (vedi L. 22/05/78)”….”l’embrione è persona in potenza solo dal 14° giorno e persona completa solo quando c’è attività cerebrale”.

            Seppure in presenza di tesi diverse tra loro, possiamo notare che in ogni caso non è mai negato “l’essere” dell’embrione e il suo esistere. E ancora, il giudizio sulla nostra questione dipenderà, forse, dalla risposta a questo quesito: perché il bambino, che è in potenza un uomo, è uomo, e l’embrione, che è in potenza persona, non è persona?

            Diverse risposte dipenderanno solo dalla diversa concezione su cosa sia la vita, il suo esistere, la sua sacralità e inviolabilità. 

3.     LA DIGNITA’ DELL’UOMO E LA RESPONSABILITA’ COME PROBABILI CHIAVI DI LETTURA 

E se partiamo da questo dato per noi fondamentale e cioè: la vita è valore e per questo motivo inviolabile e sacra, spostiamo ancora la nostra attenzione su un quid a nostro avviso molto pregnante.  Il punto di partenza non sta soltanto sulla liceità o meno dell’aborto chimico, dell’aborto chirurgico (si può interrompere la gravidanza entro novanta giorni…), o sull’uso dei vari contraccettivi (preservativo, pillola, spirale, diaframma ecc.), ma sulla “responsabilità” che mi investe prima a livello ontologico e quindi a livello etico, di comportamento più o meno retto, più o meno adeguato.

Io sono responsabile nel mio essere uomo e del mio essere uomo, e poi sono ancora responsabile nei confronti di chi mi vive accanto. Ogni mia azione deve essere incentrata su un vero e autentico senso di responsabilità che deve prescindere da convenienze sociali, opportunismi o, peggio ancora, da interessi personali e deve porre l’attenzione sulla dignità dell’uomo.

Per noi questa dignità è radicata e giace nella profondità dell’essere dell’uomo. Allora, azioni quali contraccezione, aborto chimico, aborto chirurgico non hanno solo un peso notevole nei confronti di una società che li acquisisce verosimilmente come modelli sociologici, ma hanno una enorme pregnanza sulla dignità dell’uomo.

E allora, io che faccio uso di contraccettivi con poca riflessione, che pratico l’aborto seppur in maniera legittima dal punto di vista legislativo, che uso la pillola del giorno dopo, che mi lascia libero e non mi impone una presenza medica, non offendo e danneggio la mia dignità di uomo?